In molti avranno letto il servizio di Repubblica sull’oscuramento di Facebook; reso irrangiungibile da molti dei computer dei dipendenti (pubblici e privati) italiani. Le Aziende, si dice, sarebbero in guerra contro le faccine del social network che, un anno fa nel nostro paese, contava appena 160 mila utenti (a Settembre eravamo a quattro milioni e due). Distraggono, dicono, e già si intravvede la linea divisoria tra chi lo estirperebbe perché crea dipendenza e chi lo considera uno strumento di lavoro alternativo. Ovviamente, come succede in questi casi, hanno ragione tutti. E le perplessità che restano al termine dell’articolo, sono le stesse residue che ci siamo procurati leggendone un altro, di segno contrario, qualche giorno fa.
La AT&T, la più grande telco americana, ha pubblicato un rapporto in cui si afferma che utilizzare i tipici strumenti di social-networking come parte del lavoro giornaliero porta beneficio. Gli uffici su cui è stata condotta questa indagine, sembrano aver riscontrato un incremento dell’efficienza proprio dal momento in cui i social network si sono diffusi anche negli ambienti di lavoro. Tuttavia pesa un po’, nel giudizio complessivo, che a dichiararlo siano dei dipendenti stessi, unici soggetti su cui sarebbe stata condotta l’indagine.
A parte quello di orientare la percezione comune ad alimentare il fuoco di attenzione che si è sviluppato in questi ultimi tempi su Facebook (e compagnia bella), non si capisce bene a cosa dovrebbero portare certe rivelazioni.
Insomma, chi lo ama e chi lo odia. Io direi: attendiamo i primi resoconti dell’indagine che ha lanciato l’ottimo Luca De Biase dal proprio blog assieme ad Antonio Larizza, e a cui, proprio attraverso il blog e Facebook, è possibile contribuire. Poi, magari, ne riparliamo.
Nicola Bruno e Francesco Martinelli
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