Crowdsourcing: l’idea

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Collaborazione oggi il più delle volte fa rima con ‘Crowdsourcing’. Il termine, coniato nel Giugno 2006 da Jeff Howe per un articolo pubblicato su “Wired”, sta ad indicare una forma condivisa di partecipazione ad un progetto. Tutto ciò che un tempo era assegnato e svolto da un impiegato e/o un fornitore, nel caso del crowdsourcing viene ‘dato in pasto’ ed eseguito da un ampio gruppo di persone, il più delle volte indefinito e comunque non organizzato in team. L’applicazione di questo principio sta conoscendo una rapida diffusione grazie agli strumenti forniti da quello che viene comunemente definito Web 2.0. Non che in passato siano mancate esperienze di collaborazione di massa, parcellizzata e distribuita – vedi l’esempio della composizione dell’Enciclopedia Britannica – ma oggi proprio il web e i suoi più innovativi servizi ’sociali’ e di condivisione della conoscenza sta fornendo gli strumenti giusti per far si che il crowdsourcing conosca la sua più ampia applicazione.
Tutte le grandi software house si stanno dando da fare in questo senso per dotare i loro software di funzionalità ’sharing’. Si tratta di una corsa che sebbene sia iniziata da poco, ha davanti a sè ancora una lunga ed interessante strada da percorrere, un percorso difficile da predire in quanto i confini ancora non sono ben definiti. In comune tutti i progetti di crowdsourcing hanno un task, un obiettivo prefissato, e un numero variabile di individui che, dal basso, collaborano per il suo raggiungimento. Gli strumenti per la realizzazione di tale operazione possono essere i più svariati.
Volendo fare l’esempio più banale si pensi ad un documento testuale multi-autore. Un semplice testo da scrivere con un word processor. In rete esistono già applicativi molto semplici e fruibili via browser (vedi Google Documents) che permettono appunto di collaborare in tempo reale sulle stesse pagine. Ogni contributore – questo il termine più indicato che converrebbe usare – fa il suo: scrive il suo pezzo in maniera indipendente mentre il documento cresce, aggiornandosi continuamente. In base ai differenti diritti di accesso al file, poi, i singoli utenti possono modificare (aggiungere, sottrarre, correggere) il lavoro altrui senza che alcun file venga inviato, inoltrato, spedito e rispedito più volte tra i vari collaboratori.
Volendo semplificare ed estremizzare il concetto di crowdsourcing potremmo definirlo sostanzialmente come una collaborazione di massa. La cosiddetta ’social production’ è qualcosa di estremamente dirompente, e non solo da punto di vista produttivo/economico. Un modello che sta mettendo in discussione altri modelli più tradizionali. Si pensi, ad esempio, a Wikipedia rapportandolo ad una qualsiasi enciclopedia, a servizi VoIP (voice over Internet Protocol) come Skype confrontati con le compagnie telefoniche tradizionali, allle applicazioni di tipo ‘open source’ che cercano di farsi spazio, sottraendo quote di mercato alle grandi software house, al sistema P2P (peer to peer) che sta pian piano mettendo in ginocchio l’industria del disco, e così via. Non ci sembra di esagerare, quindi, se ci permettiamo di pensare ad un futuro profondamente rivoluzionato dall’approccio ‘crowd’.

Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing
http://en.wikipedia.org/wiki/Crowdsourcing
http://gianlucadettori.nova100.ilsole24ore.com/crowdsourcing/index.html
http://static.videoegg.com/ted/flash/fullscreen.html?v=/ted/movies/YochaiBenkler_2005G&cid=/ted/movies

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