Il crowdfunding è un neologismo di internettiana generazione che descrive una forma di fund raising collettivo, che consiste nell’attività di raccolta di fondi tra il pubblico a sostegno di importanti iniziative.
Ma andiamo per ordine…
Il termine è nato contemporaneamente ad un altro: il crowdsourcing, forse avrete trovato questo concetto qua e là nei nostri post perché è l’approccio che caratterizza anche la nostra identità, indica un modello di business che affida al pubblico, nel nostro caso alla community , la soluzione di un problema o di una idea creativa.
Il crowdfunding non è altro che l’applicazione di questo modello alla raccolta fondi.
Cerco di spiegare come funziona:
Il web 2.0 ha messo a nostra disposizione una serie di strumenti che ci consentono di poter partecipare in modo attivo alla vita sociale della rete. Possiamo esprimere la nostra creatività, le nostre opinioni politiche, condividere con gli altri passioni e interessi, fare amicizia e riallacciare vecchi legami, ma possiamo prima di tutto trovare soluzione a problemi insieme.
Ne abbiamo avuto ampia dimostrazione con Wikipedia (che poco fa tra l’altro, ha lanciato proprio una campagna di crowdfunding indirizzata a chi ha contribuito con i propri contenuti in questi tempi); i software open source, cui esperti o semplici appassionati hanno contribuito a perfezionare offrendo le proprie competenze ed il proprio tempo gratuitamente.
Ecco, è proprio la capacità di problem solving, amplificata dalla conoscenza diffusa, (la cosiddetta “wisdom of crowd” o saggezza delle moltitudine) che ci consentirà di poter dire e fare la nostra, nel cercare di migliorare la nostra vita e quella degli altri, con una modalità in cui tutti vincono – strategia win win. Si assisterebbe così alla vera democratizzazione del processo scientifico, ad una maggiore trasparenza nella distribuzione delle risorse, ad un rapporto più diretto tra finanziatori e scienziati.
Ci sono già alcuni esempi in rete; da YouTelethon di cui spesso abbiamo parlato sul nostro blog a Scivee, la videocommunity che consente di pubblicare on line in un archivio, la propria ricerca. La community dei ricercatori può così contare sull’aiuto di altri ricercatori e di potenziali mecenati che possono finanziare la ricerca.
Infine, segnalerei il caso di SellaBand; una piattaforma musicale in cui, incontrando i favori del pubblico, è possibile che un gruppo raccolga i soldi necessari alla produzione di un album grazie alle donazioni di chi ascolta, apprezza e decide di incoraggiare.

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Certo che da YouTelethon a SellaBand intercorre un abisso.. un conto è una donazione per la ricerca, un altro è elemosinare spiccioli per pagare lo studio a una band.
Fà… Se in giro c’è gente come te che invece di curarsi pensa a fare i dischi, è normale che le due cose tendono a “mischiarsi”
ahah
Al di là dell’utilità degli esempi trattati è ovvio che il “crowd”-qualcosa abbia assolutamente un futuro più che solido.
Ormai tutto funziona meglio se a crearlo al posto di un ente o società è una moltitudine di individui, enti o società
Si ma le montagne russe, ad esempio, preferirei fossero create da un’unica società anzichè una moltitudine di individui diversi
[...] ad YKS, impegnata nel progetto YouTelethon e pioniere italiano di ciò che riguarda il cosiddetto Crowdfunding e Social [...]
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