
Oggi vorremmo dedicare una riflessione all’argomento Social Network vs. Community. Cosa distingue l’uno dall’altra? Si tratta di solo di una mera distinzione terminologica o c’è dell’altro? Lo spunto ci è venuto da un ottimo post scritto da Giacomo Mason su IntranetManagement.it.
Da qualche tempo ormai in giro, per la Rete e sul cartaceo, si interpreta il primo termine alla stregua di strumento, ossia come definizione per le piattaforme tecnologiche che permettono la creazione e lo sviluppo delle comunità in Rete. Mentre il secondo termine, la parola “community”, starebbe ad indicare il vero e proprio gruppo di utenti che dà forma, ma soprattutto sostanza, al concetto.
Questo, ripeto, se ci si ferma ad osservare la superficie terminologica, analizzandone l’uso comune che in tempi recenti saggisti, teorici, studiosi e giornalisti fanno dei termini.
Scendendo in profondità invece, Mason ci suggerisce distinzioni più nette che vanno a toccare le dinamiche di networking, la tipologia di rapporto, il concetto di identità, la fiducia alla base delle relazioni, la consapevolezza di essere comunità ed altri fattori riassumibili nella tabella dicotomica che vedete qui sotto.
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Community |
Social network |
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Richiedono un tema aggregante |
Richiedono un’identità esplicita |
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Aumento progressivo del capitale di bonding |
Aumento progressivo del capitale di bridging |
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Richiedono un’autorappresentazione come collettività |
Richiedono un’autorappresentazione come insiemi di individui |
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Legano la loro sopravvivenza ad una pratica condivisa |
La loro sopravvivenza alla ricchezza delle relazioni possibili |
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Le relazioni sono mediate dai contenuti prodotti dai partecipanti |
Le relazioni sono mediate dall’identità dei partecipanti |
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Richiedono un medio grado di cooperazione e coordinamento |
Richiedono connettori e hub |
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Il loro valore aumenta con l’aumentare della fiducia e della cooperazione reciproca |
Il loro valore aumenta all’aumentare del numero di connessioni |
Il post, comunque, merita di essere letto nella sua interezza, non foss’altro per la bella introduzione che prende le mosse dal rapporto fiduciario che si instaura tra abitanti ed esercenti dello stesso quartiere.
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