
Ieri Rajesh Setty, il titolare del blog “Life Beyond Code”, ha pubblicato sul blog LateralAction.com un grafico in cui sintetizza i 6 diversi gradi di coinvoglimento nelle conversazioni online. (vedi immagine in alto)
Una schematizzazione che cerca di teorizzare il diverso tipo di interazione che un utente mette in essere nel momento in cui interviene in una conversazione.
Il principio da cui parte questo modello teorico afferma che «Quando instauri una relazione con il tuo network (online o offline) chi sei e la natura e il livello delle conversazioni influenzerà il tuo livello di coinvolgimento con le altre persone».
Il livello più basso (A) è definito “Mindless chatter”, ossia colui il quale partecipa, interviene, scrivendo la prima cosa che gli passa per la testa, senza pensarci minimamente. Anche qualora dovesse esserci una replica a questo tipo di intervento non saremmo comunque in presenza di ‘engagement’.
Al livello (B) troviamo gli “Inconsequential Topics”, ossia quei temi che rompono il ghiaccio, che fanno partire la discussione. Ma ancora non siamo a livello di vero ‘engagement’, seppur la conversazione continua a svilupparsi indipendemente da chi o cosa l’ha originariamente generata.
Livello (C): “Genuine, Caring and Thoughtful Conversations”. Siamo in presenza di quelle conversazioni i cui interventi sono sinceri e pensati, frutto di una riflessione, piuttosto che buttati lì, giusto per esprimere qualcosa a riguardo. Questo è senza dubbio il primo passo per far sì che altri utenti si appassionino all’argomento ed inizino ad essere coinvolti nella discussione.
Al punto (D) troviamo la “Immediate Relevance“, ossia chi parla ha qualcosa da dire sul serio, qualcosa che tocca ed interessa direttamente l’interlocutore. Chi parla dà l’idea di essere una ‘positiva possibilità’ per chi ascolta. Ora, adesso, nel presente.
Segue il livello (E), “Future Relevance”: Come sopra ma nel futuro. Chi parla dà l’idea di essere una ‘positiva possibilità’ per chi ascolta, non solo nel momento in cui si esprime ma anche nel tempo a seguire, in futuro.
Il livello (F), denominato “Who You Are”, è l’ultimo e riguarda non solo quello che l’utente dice ma anche la rappresentazione che l’utente dà di se. Dunque in questo ultimo stadio, quello che rappresenta il massimo di ‘engagement’, troviamo non solo contenuti ma anche identità e relazione.
Si tenga presente che il livello (E) contiene anche quelli (C) e (D), così come quello (F) comprende i tre precendenti.
L’autore, inoltre, ha inserito nello schema anche Twitter, interpretando questo stumento come qualcosa che dà all’utente online una buona possibilità di iniziare una conversazione anche con altri utenti con cui non è strettamente in contatto.
Oltre a questa stratificazione della teoria ci fa piacere notare che l’assunto di base da cui parte tutto il ragionamento di Setty è ottimamente sintetizzato nella massima “Activity is not productivity”.
Qui il post originale in versione completa.
Fonte: NexRes di Stefano Mizzella su Posterous.
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